MILANO, martedì 9 marzo 2010
Neanche un anno fa Samuel Eto’o deliziava il pubblico dell’Olimpico seminando la difesa dello United nella finale di Champions League poi vinta dal Barcellona. Il remake di un film già visto nel 2006, dunque niente di speciale per uno come lui, abituato alle grandi occasioni e ai grandi numeri.
Oggi però quelle immagini sembrano appartenere a un passato lontano, perché il giocatore che indossa la maglia nerazzurra numero nove, sembra la versione timida e impacciata di quel bomber capace di creare lo scompiglio tra gli avversari e di trascinare la sua squadra in Europa.
Eppure la sua prima stagione interista non era iniziata poi così male, con otto gol in campionato e uno in Champions. La sua ultima rete però risale al 20 dicembre scorso, e da allora il suo nome non è più entrato nel tabellino dei marcatori. In mezzo c’è stata la coppa d’Africa, ma ormai è passato un mese dal suo ritorno in campo, e il suo digiuno continua. Al momento siamo a quota 448 minuti.
Certo, la sue prestazioni in generale non sono state sempre anonime, contro il Chelsea ad esempio ha servito a Milito un assist perfetto in occasione del primo gol, e un periodo “no” può capitare anche ai campioni, ma da uno che nelle ultime tre stagioni in blaugrana ha realizzato quasi un gol a partita, e che guadagna più di dieci milioni di euro all’anno, è lecito attendersi molto di più.